Cure e rimedi per le macchie sulla pelle: micosi, funghi, solari

Macchie della pelle

Non sempre le macchie che compaiono sulla pelle rivelano un semplice inestetismo. E spesso il problema delle discromie va affrontato con un dermatologo, invece di limitarsi alla “pulizia del viso” dall’estetista o all’acquisto di una crema depigmentante. Non di rado, infatti, le macchie sono l’esito di vere e proprie lesioni cutanee, come le cheratosi attiniche o il melanoma, o di malattie autoimmuni, come la vitiligine, che esigono cure mirate e tempestive. Grazie alla lampada di Wood e alla videodermatoscopia (anche nella nuova versione digitale), il dermatologo sarà in grado di analizzare la struttura interna della neoformazione e di stilare una diagnosi precisa. Scopri quando ricorrere allo specialista.

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MELASMA

Come lo riconosci

È un insieme di chiaroscuri “a carta geografica” che compaiono in seguito a eccessivi bagni di sole non protetti. Si manifestano soprattutto sulle zone fotoesposte (fronte, naso, guance e décolleté) e colpiscono le donne con la carnagione mediterranea, specie se sono in gravidanza, in menopausa o prendono la pillola anticoncezionale.

Queste piccole macchie color caffelatte sono il frutto dell’interazione tra raggi UV e squilibri ormonali di varia natura. Semplice inestetismo, il melasma tende a sbiadire a fine estate. Ma le macchie più scure, dovute a un profondo accumulo di melanina, possono persistere guastando l’uniformità dell’incarnato.
Come lo curi
Per cancellare queste antiestetiche ombreggiature il dermatologo prescrive delle creme depigmentanti a base di acido cojico o idrochinone (quest’ultime, a una concentrazione massima del 4%, solo come preparazione galenica. Vanno usate tutte le sere per un mese e mezzo.

Se le discromie sono ancora evidenti si effettuano due peeling dermatologici, distanziati 3 settimane l’uno dall’altro e composti da un mix di acidi. In alternativa, è possibile fare una-due sedute di laser Q-switched, che disgrega selettivamente la melanina, o un ciclo di luce pulsata medicale, da preferire al laser in caso di pelle sensibile e reattiva. La sua azione, infatti, è meno rapida ma più delicata.

CHERATOSI ATTINICA

Come la riconosci
È una piccola macchia in rilievo, sormontata da una crosticina trasparente, che spunta da un giorno all’altro su fronte, naso, gote, mento o zona perilabiale. Inizialmente rosa o rossastra, tende poi a scurirsi e a causare un forte pizzicore che spinge a grattarsi, spesso fino al sanguinamento. Al tatto, si riconosce per i bordi irregolari e la superficie secca e ruvida, facile alla desquamazione (ma poi ritorna sempre!). La cheratosi attinica è una lesione precancerosa che non va sottovalutata perché può degenerare in un  tumore cutaneo localizzato (basocellulare) o in un carcinoma più esteso e aggressivo (spino cellulare). È causata da un’overdose di radiazioni solari che danneggiano il dna cellulare, innescando pericolose mutazioni.

Come la curi È da poco arrivato in farmacia un gel a base di ingenolo mebutato, un nuovo principio attivo  che “scioglie” la lesione, a patto di essere applicato alla sera per 3-4 giorni di fila. «In alternativa si può ricorrere a un’altra novità: la terapia fotodinamica (PDT), trattamento ambulatoriale efficace e indolore. Sulla cheratosi viene applicata una crema sensibilizzante, attivata dalla luce di una lampada a Led. Una sola seduta e la lesione viene distrutta alla radice. L’importante, per evitare recidive, è spalmare ogni mattina sulla zona trattata una crema con un filtro solare total block (spf 50+). Va utilizzata anche quando il cielo è coperto perché occorre proteggere la pelle persino dal pallido sole autunnale.

VITILIGINE

Come la riconosci
È caratterizzata da macchie grandi e irregolari, che tendono ad allargarsi e a confluire fra loro, di color bianco latte o ghiaccio. Spuntano all’improvviso su viso (specie intorno alla bocca), collo, mani, piedi, gomiti, seno o addome. La sua origine resta in gran parte sconosciuta, anche se diversi studi epidemiologici hanno osservato una correlazione tra traumi fisici o affettivi e comparsa di zone cutanee completamente depigmentate.  Per motivi genetici, a un certo punto il sistema immunitario va in tilt e aggredisce i melanociti, le cellule dello strato basale dell’epidermide, fino a distruggerli. La pelle macchiata di bianco, che non si abbronza neanche in pieno sole, genera un forte disagio psicologico per la difficoltà di accettare la propria immagine allo specchio.

Come la curi
Fortunatamente, per tutte le donne affette da vitiligine c’è una grossa novità: l’autotrapianto di melanociti. «In un’unica seduta ambulatoriale, grazie a uno speciale kit si “gratta” un po’ di pelle dai glutei e, con il campione raccolto, si crea una sospensione cellulare liquida addizionata di acido ialuronico. Con una siringa, le cellule sane vengono quindi trasferite immediatamente nelle zone da “ricolorare”, in una specie di autotrapianto che mira a far attecchire i melanociti nella nuova sede. I risultati? 90% di successo per collo e viso, 80% per gambe e tronco. L’importante è selezionare bene i pazienti da trattare perché le chiazze devono essere stabili e circoscritte. 

In tutti gli altri casi, si ricorre alla classica fototerapia, che prevede lunghi cicli ospedalieri in cui la pelle viene esposta a particolari lampade UVB a banda stretta. Le sedute possono durare da 3 mesi a un anno, ma danno buoni risultati.

MELANOMA

Come lo riconosci È una macchia irregolare dai bordi molto frastagliati, leggermente rilevata, che si presenta screziata, con diverse sfumature al suo interno (puntini scuri o macchioline più piccole).

Come lo curi L’arma vincente è la diagnosi precoce. Identificato sul nascere, il melanoma viene asportato chirurgicamente e l’indice di guarigione supera il 90%. Buone notizie anche per le forme tumorali diagnosticate a uno stadio più avanzato. Le recenti terapie con anticorpi monoclonali immunomodulanti schierano in campo due molecole (ipilimumab e nivolumab) che stimolano il sistema immunitario a produrre più linfociti T, le nostre “squadre speciali” incaricate di intercettare e distruggere le cellule tumorali. A carico del SSN, queste nuove cure vengono dispensate nei centri oncologici italiani e assicurano un’alta percentuale di guarigione.

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